Ciao cari lettori,
Milano brucia nel 1776. Il Teatro Regio Ducale va in cenere durante un ballo di carnevale, e la città perde in una notte il suo palcoscenico principale. L'imperatrice Maria Teresa d'Austria decide di ricostruire, e sceglie il terreno dove sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, demolita per l'occasione. Da quel nome, il teatro prende il suo. Giuseppe Piermarini firma il progetto, in stile neoclassico, con una facciata sobria che nasconde la sala più densa di storia musicale d'Europa. Il 3 agosto 1778 la Scala apre con "L'Europa riconosciuta" di Antonio Salieri.
Da allora il teatro attraversa due secoli e mezzo senza mai smettere di produrre eventi. Rossini vi debutta opere che segnano la sua carriera. Verdi vi porta "Nabucco" nel 1842, e da quel momento la Scala diventa il luogo dove l'opera italiana si misura con se stessa. Toscanini la dirige per decenni, la ricostruisce dopo i bombardamenti del 1943 che la distruggono quasi per intero, e la riapre nel 1946 con un concerto che Milano ricorda ancora come un atto di rinascita civile, non solo musicale.
BUON ASCOLTO!
La sala accoglie duemiladuecento spettatori distribuiti su una platea e sei ordini di palchi, più il loggione, storicamente il posto dei melomani più severi e dei fischi più temuti da qualsiasi cantante. L'acustica resta tra le più studiate al mondo, e i ristauri del 2002-2004, curati da Mario Botta, hanno ampliato il palcoscenico e i servizi tecnici senza toccare l'identità della sala storica.
La stagione 2026/2027, presentata lo scorso maggio nel Ridotto dei Palchi "Arturo Toscanini", segna un passaggio importante nella vita del teatro. Myung-Whun Chung assume la carica di Direttore musicale dopo un lungo rapporto con l'Orchestra e il Coro scaligeri, prendendo il posto lasciato da Riccardo Chailly. Il suo debutto nel nuovo ruolo avviene con due titoli verdiani, "Otello" e "Macbeth", una scelta che pesa: Verdi è la lingua madre della Scala, e affidarla al nuovo direttore musicale significa affidargli l'identità stessa del teatro.
La stagione si apre il 7 dicembre con "Otello", per la regia di Damiano Michieletto al suo ottavo allestimento scaligero, con Brian Jagde nel ruolo del protagonista, Luca Salsi come Iago ed Eleonora Buratto nei panni di Desdemona. La data coincide con il cinquantesimo anniversario della prima diretta televisiva Rai di un'inaugurazione scaligera, un dettaglio che aggiunge peso simbolico a una serata già carica di attese.
Il cartellone firmato dal Sovrintendente e Direttore artistico Fortunato Ortombina conta tredici titoli d'opera, tre dei quali mai eseguiti a Milano, quattro debutti direttoriali e altrettanti registici. Tra le novità del calendario 2027 spicca "Les Pêcheurs de perles" di Bizet, mentre torna in repertorio il "Don Giovanni" di Mozart nella storica regia di Robert Carsen, diretto da Thomas Guggeis. Sul fronte della danza, apre la stagione "Lo schiaccianoci" nella versione di Rudolf Nureyev, e nasce una collaborazione inedita con il Piccolo Teatro, che nel 2027 compie ottant'anni.
Chi lavora nella scuola trova alla Scala qualcosa di raro: un'istituzione che non si limita a produrre spettacoli, ma costruisce accesso. Il palinsesto "Spazio Scala" mette in calendario decine di appuntamenti gratuiti, dagli incontri con direttori e registi nei Ridotti alle presentazioni editoriali, fino ai cicli dedicati alla musica al Museo Teatrale. Per un docente di educazione musicale, questi spazi valgono più di molte lezioni frontali: portano gli studenti dentro un processo produttivo reale, non dentro una ricostruzione didattica.
La Scala resta un paradosso funzionante. Custodisce un repertorio che affonda nel Settecento e insieme rinnova ogni anno il proprio corpo di interpreti, registi, direttori. Chi la considera un museo della lirica non ci ha mai messo piede in una sera di prima, quando il loggione giudica ancora con la stessa severità di due secoli fa e la sala risponde, o non risponde, come un organismo vivo.
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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