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GARCÍA LORCA

 


Ciao cari lettori,

GARCIA LORCA
…gli ultimi giorni

Il 16 agosto la quiete si spezzò. La casa venne circondata da uomini armati, guidati da Ramón Ruiz Alonso. 
Lorca capì subito. 
Non chiese spiegazioni, non gridò. Si vestì lentamente, come chi sa che ogni gesto è un addio. Salutò gli amici che avevano provato a proteggerlo: uno sguardo, un sorriso appena accennato, un grazie che non ebbe bisogno di parole.

BUON ASCOLTO!


Fu portato al Governo Civile, poi trasferito verso Víznar e Alfacar. La campagna, in quei giorni, era diventata un luogo dove la vita e la morte si sfioravano senza rumore. 

Lì, tra il 17 e il 19 agosto, Federico García Lorca venne fucilato. Nessuno sa con certezza il punto esatto in cui cadde. Nessuno ha mai ritrovato il suo corpo.

Qualcosa di lui è rimasto. 
Non un luogo, non una tomba: le parole. Le poesie che brillano come vetro sotto il sole, i drammi che ancora oggi parlano di libertà, di desiderio, di dolore. 

Lorca è diventato ciò che temeva di perdere: una voce che non può essere messa a tacere.
Così restano impressi i suoi ultimi giorni:  
un uomo di 38 anni nascosto nella casa di un amico, le dita che cercano conforto sul pianoforte, la violenza che preme fuori dalla porta, e una speranza sottile, quasi trasparente, che prova a resistere anche quando tutto dice che non può farcela.


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 



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