DON MAZZI

 


Ciao cari lettori,

ci sono persone che passano su questa Terra senza fare troppo rumore, e poi ci sono figure come Don Antonio Mazzi. Un sacerdote, sì, ma prima di tutto un uomo di strada, un vulcano di energia, un provocatore di coscienze che non ha mai accettato di rimanere chiuso al sicuro all'interno di una chiesa.

Se dovessimo riassumere la sua vita in una sola direzione, sarebbe questa: andare a cercare chi gli altri avevano già rinunciato a salvare.

Don Mazzi non parlava il linguaggio delle prediche formali o della burocrazia ecclesiastica. Parlava la lingua dei ragazzi di strada, di chi era caduto nel buio della dipendenza, di chi aveva fatto errori enormi ed era stato bollato dalla società come "irrecuperabile".

BUON ASCOLTO!

Con la nascita della Fondazione Éxodus, non ha creato semplicemente dei centri di recupero: ha costruito comunità di vita. Per lui, curare non significava punire o isolare, ma restituire dignità, responsabilità e, soprattutto, un lavoro e una passione.

"I ragazzi non hanno bisogno di sentirsi dire quanto hanno sbagliato; lo sanno già. Hanno bisogno di qualcuno che gli guardi detro e dica: 'Io credo in te, ricominciamo'."

Chi lo ha seguito in televisione o ne ha letto i libri lo sa bene: Don Mazzi non le mandava a dire. Era capace di fare arrabbiare le istituzioni, di criticare la politica e persino di stuzzicare le gerarchie ecclesiastiche quando vedeva troppa indifferenza verso il disagio giovanile.

Il suo era un carattere forte, talvolta ruvido, ma era la ruvidezza di chi ha fretta di salvare vite. Non c’era finzione in lui:

 "Niente filtri: Diceva quello che pensava, con la grinta di un eterno ragazzo".

"Niente giudizi: Accoglieva chiunque, senza chiedere prima la fedina penale o la carta d'identità spirituale".

 "Solo presenza: Quando c’era un problema, lui era lì, in prima linea, con le maniche rimboccate" 

Oggi il modo migliore per ricordarlo e rendergli omaggio non sono le parole di circostanza, ma l'azione. 

Don Mazzi ci lascia una lezione fondamentale: "nessuna vita è un binario morto. C'è sempre la possibilità di deragliare verso il bene, a patto che ci sia qualcuno disposto ad allungare una mano senza pretendere nulla in cambio".

Grazie Don Antonio, per averci insegnato che l'amore per gli ultimi non è una bella teoria, ma un cantiere aperto ogni singolo giorno.


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 

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