L'EDUCAZIONE

 


Ciao cari lettori,

quattro interventi sul tema dell'educazione — la responsabilità di chi insegna, la cultura come monumento che ispira, il richiamo a scuotersi dal torpore dell'ignoranza, la gratitudine per un maestro che dona una forma di eternità. 

Trilussa — L'educazzione

Favola in dialetto romanesco. Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (1871–1950)

Ugo Foscolo — Dei Sepolcri (vv. 179–188)

Composta nel 1806, pubblicata nel 1807. Foscolo (1778–1827). Bettoni 1808, edizione 1835) — passo su Santa Croce e le "Itale glorie" come fonte di ispirazione per gli "animosi intelletti".

Giacomo Leopardi — Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze (vv. 1–17)

Composta tra settembre e ottobre 1818, pubblicata nei Canti (1831). Leopardi (1798–1837).  Apertura della canzone, appello all'Italia a scuotersi dal torpore intellettuale rivolgendosi agli esempi dei grandi del passato.

Dante Alighieri — Inferno, Canto XV (vv. 82–87)

Composta nei primi anni del Trecento. Dante (1265–1321). L'incontro con Brunetto Latini, il maestro che gli insegnò "come l'uom s'etterna": la gratitudine del discepolo per chi gli ha donato la cultura come forma di eternità.

BUON ASCOLTO!

1. Trilussa (Carlo Alberto Salustri) — L'educazzione

Testo integrale: "Ce fu 'na mosca che me se posò su un pasticcio de gnocchi; io la cacciai, ma quella, sì, scocciante più che mai, fece un giretto ar sole e aritornò. 'Sciò!' – je strillavo – 'sciò! Ché si t'acchiappo, guai! Si fussi 'na farfalla, embè, pazzienza, ché armeno quelle vanno su le rose, ma tu che te la fai su certe brutte cose, è 'na schifenza!' La mosca m'arispose: 'Avrai raggione, ma la corpa è un po' tua che da principio nun m'hai saputo dà l'educazzione. Io trovo giusto che me cacci via, si vado su la robba che te piace, ma nun me spiego ché me lasci in pace, quanno me poso su 'na porcheria!'"

2. Ugo Foscolo — Dei Sepolcri (1807), vv. 179–188

Testo integrale: "Ma più beata che in un tempio accolte serbi l'Itale glorie, uniche forse da che le mal vietate Alpi e l'alterna onnipotenza delle umane sorti, armi e sostanze t'invadeano, ed are e patria, e, tranne la memoria, tutto. Che ove speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed all'Italia, quindi trarrem gli auspici."

3. Giacomo Leopardi — Sopra il monumento di Dante (1818, pubbl. 1831), vv. 1–17

Testo integrale: "Perché le nostre genti pace sotto le bianche ali raccolga, non fien da' lacci sciolte dell'antico sopor l'itale menti s'ai patrii esempi della prisca etade questa terra fatal non si rivolga. O Italia, a cor ti stia far ai passati onor; ché d'altrettali oggi vedove son le tue contrade, né v'è chi d'onorar ti si convegna. Volgiti indietro, e guarda, o patria mia, quella schiera infinita d'immortali, e piangi e di te stessa ti disdegna; ché senza sdegno omai la doglia è stolta: volgiti e ti vergogna e ti riscuoti, e ti punga una volta pensier degli avi nostri e de' nepoti." (nel brano è utilizzata una selezione dei versi, come indicato in §7)

4. Dante Alighieri — Inferno, Canto XV, vv. 82–87

Testo integrale: "Ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora m'insegnavate come l'uom s'etterna: e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo convien che ne la mia lingua si scerna."


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 

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