Ciao cari lettori,
Il 13 luglio 1814, a Torino, il re di Sardegna Vittorio Emanuele I di Savoia emanò le Regie Patenti con cui istituì il Corpo dei Carabinieri Reali, incaricato della difesa dello Stato e della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. L'atto seguiva di circa due mesi il rientro del sovrano a Torino dopo il periodo trascorso a Cagliari durante l'occupazione francese del Piemonte: Vittorio Emanuele era sbarcato a Genova l'8 maggio 1814 e aveva fatto ingresso nella capitale il 20 maggio.
BUON ASCOLTO!
Il documento istitutivo era composto da un preambolo e sedici articoli. Il preambolo motivava la creazione del nuovo corpo con la necessità di ristabilire il buon ordine e la pubblica tranquillità, e ne definiva i membri come uomini distinti per buona condotta e saggezza.
La progettazione era stata affidata nelle settimane precedenti alla Segreteria di Guerra, in particolare al capitano reggente di Pinerolo Luigi Prunotti, e a una commissione con relatore Francesco David.
Il modello organizzativo si ispirava alla Gendarmeria nazionale francese — scelta che gli storici definiscono paradossale, dato il sentimento apertamente antifrancese della corte sabauda nella fase della Restaurazione.
Gli ufficiali furono scelti in gran parte dalla cavalleria, corpo più prestigioso dell'esercito sabaudo, e il reparto fu da subito considerato un corpo d'élite; il nome "Carabinieri" derivava dalla carabina, l'arma di precisione in dotazione alla fanteria leggera. Il primo comandante, Giuseppe Thaon di Revel, fu nominato il 13 agosto 1814. La prima sede del Corpo fu un palazzo affacciato su Piazza Carlina, a Torino.
L'organico iniziale contava 27 ufficiali e poco più di 700 uomini nell'agosto 1814 (saliti a oltre 2.000 nel 1816); il reclutamento richiedeva un'altezza minima di un metro e settantacinque, capacità di leggere e scrivere e provata condotta morale; la paga era di 500 lire annue per un carabiniere a piedi e 1.000 per uno a cavallo; nello stesso 1814 il capitano Camillo Beccaria propose l'uso di alamari d'argento al colletto come elemento distintivo della nuova uniforme.
Va segnalata con chiarezza una distinzione che le fonti istituzionali sottolineano esplicitamente: la data del 13 luglio 1814 è quella della fondazione, mentre la festa dell'Arma si celebra il 5 giugno, in memoria del giorno del 1920 in cui la Bandiera del Corpo ricevette la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per la partecipazione alla Prima guerra mondiale.
Le due date non vanno confuse, e in questo brano restano distinte: il testo si concentra sulla fondazione, e cita la ricorrenza di giugno solo come proiezione nel tempo, senza sovrapporla alla scena del 1814.
Un'ultima precisazione riguarda il motto araldico "Nei Secoli Fedele": fu ideato dal capitano Cenisio Fusi in occasione del primo centenario dell'istituzione (1914). Le fonti consultate in questa revisione non concordano sull'anno di ufficializzazione: il pacchetto originale indicava maggio 1932, mentre alcune fonti giornalistiche recenti riportano il 1933.
Non essendo dirimente ai fini del testo — il motto non viene mai datato nei versi, solo collocato genericamente "un secolo dopo" — si segnala la discrepanza senza sciogliere un'attribuzione che richiederebbe la consultazione diretta dell'atto ufficiale.
Collocare il motto nella scena fondativa del 1814 costituirebbe comunque un anacronismo; nel testo compare quindi come una parola non ancora esistente in quella stanza, e questo scarto temporale resta reso esplicito nei versi anziché nascosto.
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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