LA FESTA DELLE LUCERNE A SOMMA VESUVIANA

 


Ciao cari lettori,

Somma Vesuviana sorge alle pendici del Monte Somma, sul versante opposto al Vesuvio, in un territorio abitato ininterrottamente da oltre duemila anni. 

Gli scavi della Villa Augustea — condotti dall'Università di Tokyo insieme ad atenei napoletani — hanno riportato alla luce una delle più grandi ville romane della zona vesuviana, sepolta dall'eruzione del 79 d.C.: secondo alcune ipotesi storiografiche, è il luogo dove morì l'imperatore Ottaviano Augusto.

BUON ASCOLTO!

Il cuore identitario della città è il borgo del Casamale, detto anche Terra Murata: il nome deriva dalla famiglia aristocratica dei Causamala, documentata già in un atto del 1011. 

Le mura che ancora oggi lo cingono furono consolidate nel 1467 da Ferrante d'Aragona, e il Castello d'Alagno fu voluto da Lucrezia d'Alagno, favorita di Alfonso d'Aragona. 

Nei secoli il borgo ha attraversato dominazioni greche, romane, longobarde, angioine, aragonesi e borboniche, e ogni fase ha lasciato un segno nella pietra, nei culti e nelle feste.

La Festa delle Lucerne, documentata almeno dal 1757 nei registri del convento di Santa Maria di Costantinopoli, si celebra ogni quattro anni nei primi giorni di agosto (prossima edizione: 2027) in onore della Madonna della Neve. 

Migliaia di lucerne ad olio, disposte in figure geometriche — cerchio, triangolo, quadrato, rombo — lungo i dieci vicoli storici del borgo, trasformano le strade in un percorso di luce che intreccia sacro e profano: le figure sono lette come varchi tra la vita e la morte, retaggio di un antico rito agricolo propiziatorio anteriore alla cristianizzazione. 

Alle porte delle case pendono le 'e ccape 'e morte, zucche intagliate con una fiamma dentro, mentre scene di vita contadina animano l'ingresso dei vicoli. La festa si chiude con la processione della Madonna e con litanie intonate dai balconi.

'Il brano nasce da questa doppia radice: la stratificazione di popoli e culture che ha reso Somma Vesuviana un crocevia mediterraneo, e la festa che ogni quattro anni riaccende quella memoria attraverso la luce, il fuoco e il canto collettivo'.


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 

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