Ciao cari lettori,
Il vento di aprile non chiede permesso,
attraversa i cortili vuoti,
sfiora le pietre che ricordano il passo
di chi non è tornato.
Non è un archivio di date ferme,
è una ferita che respira ancora,
un canto spezzato tra le mani
di chi sceglie di restare sveglio.
Liberare non è un atto concluso,
è un lavoro quotidiano,
come togliere la polvere
dagli occhi della città.
Camminiamo sotto lo stesso cielo,
senza bandiere addosso,
solo il peso leggero
di una promessa da compiere ancora.
BUON ASCOLTO!
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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