Ciao cari lettori,
Il 27 giugno 1980, con due ore di ritardo rispetto all'orario previsto, il DC-9 Itavia I-TIGI parte da Bologna alle 20:08 per Palermo, volo IH870. Alle 20:59 ha luogo l'ultimo contatto regolare con Roma Controllo; pochi minuti dopo l'aereo scompare dai radar in un tratto di mare tra Ponza e Ustica. Muoiono tutte le ottantuno persone a bordo: settantasette passeggeri, tra cui undici bambini, e i quattro membri dell'equipaggio.
BUON ASCOLTO!
Tra i passeggeri più giovani: Sebastiano D'Alfonso, quattro anni, e sua sorella Francesca, sette; Giuseppe Diodato, appena un anno, con i fratelli Antonella e Vincenzo. Il comandante era Domenico Gatti, il copilota Enzo Fontana; Rosa De Dominicis, ventun anni, era allieva assistente di volo. Le ricerche iniziano in serata; all'alba del 28 giugno vengono recuperati i primi corpi e i primi resti del relitto.
Le cause della strage restano contese: le ipotesi avanzate negli anni includono la bomba a bordo, il missile e la quasi collisione con velivoli militari non identificati. Sentenze civili hanno condannato i Ministeri dei Trasporti e della Difesa per omesso controllo dello spazio aereo; nel 2023 l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato ha riproposto pubblicamente la tesi del missile francese, mentre nel 2025 la Procura di Roma ha richiesto l'archiviazione della più recente inchiesta, pur escludendo l'ipotesi della bomba. A quarantasei anni di distanza, la verità giudiziaria completa sui responsabili resta irraggiunta.
Il relitto del DC-9, ricomposto con oltre duemila parti recuperate dal mare, è oggi conservato al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna. Dal 2007 lo circonda l'installazione permanente dell'artista francese Christian Boltanski: ottantuno luci che si accendono e si spengono al ritmo di un respiro, una per ogni vittima, e ottantuno specchi neri che restituiscono il volto di chi cammina lungo il ballatoio. Intorno al relitto, nove casse nere custodiscono gli oggetti personali ritrovati in mare — scarpe, occhiali, pettini — fotografati ma sottratti alla vista diretta, per pudore verso chi non c'è più.
Il brano nasce da questo nucleo concreto — l'orario esatto, i nomi, il museo, gli oggetti, l'attesa di verità — e non dalla cronaca del mistero geopolitico, che resta sullo sfondo come ferita ancora aperta. La voce scelta è quella di due adolescenti di oggi, nati decenni dopo i fatti, che si fanno custodi della memoria di chi a Ustica non ha potuto crescere.
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

Commenti
Posta un commento