Ciao cari lettori,
Il brano nasce da un dato storico, non da una suggestione folkloristica: Napoli è città di porto fin dal Medioevo, crocevia di popoli che vi hanno lasciato la propria voce. Federico II di Svevia, nel Duecento, chiamò a Napoli cantori e artisti da tutta Europa, dando avvio storicamente alla tradizione della canzone napoletana. La tammorra, il tamburo a cornice che sostiene la tammurriata, ha probabili origini fenicie, greche, mesopotamiche e arabe: è arrivata in Campania attraverso le ondate di popoli che si sono succeduti su queste coste — greci, romani, bizantini, arabi — e oggi appartiene a tutta la famiglia dei tamburi a cornice del Mediterraneo, dal daf persiano al bendir magrebino.
BUON ASCOLTO!
Nel Novecento quella vocazione multietnica si è fatta esplicita: "Tammurriata nera" (1944) nasce nel contatto con i soldati afroamericani, e musicisti afrodiscendenti come James Senese hanno portato il sangue di quell'incontro dentro la tradizione partenopea. Oggi la stessa energia transculturale si rinnova nel rap e nelle contaminazioni delle periferie, dove voci di origine diversa continuano a impossessarsi della lingua e del ritmo della città.
Il brano traduce questa storia in musica: la voce racconta Napoli come porto che accoglie, la tammorra è il filo che lega il presente alle percussioni arcaiche del Mediterraneo, e l'invito al viaggio è insieme turistico e simbolico — venire a Napoli per ascoltarne la musica, che è la sua forma più vera e più antica di integrazione.
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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