Ciao cari lettori,
Ho scritto questa canzone perché sentivo il bisogno di dire qualcosa alla mia valle, non su di essa. C’è una differenza. Da anni racconto la Vallecamonica nei documenti, nelle ricerche storiche, nei materiali per i miei studenti. Questa volta ho voluto rivolgermi a lei come si parla a una persona amata: con una preghiera.
Il titolo lo dice senza mezzi termini. Vallecamonica, Preghiera delle Montagne.
Non un inno turistico, non una cartolina sonora.
Una richiesta, rivolta alla montagna, di custodire quello che siamo stati e quello che possiamo ancora diventare.
Ho scritto le prime righe pensando a un’immagine precisa, quella che ogni camuno porta dentro senza doverla spiegare: “Dove la neve dorme sulle cime del mattino, la luce sfiora i boschi e accende il nostro cammino.”
Chi cresce qui conosce quella luce. La conosce nelle ossa, prima ancora che negli occhi. Ho voluto che il canto partisse da lì, dal paesaggio che ci forma, perché ogni discorso sull’identità di una comunità che non parte dal suolo su cui cammina rischia di restare aria.
Da quel paesaggio nasce il passaggio più delicato dell’intero testo: “Qui riposano i nostri padri, qui vivono i nostri sogni, tra pietre antiche e silenzi che parlano ancora a noi.” L’ho scritto pensando alle pievi, alle incisioni rupestri, alle case sparse tra Cividate, Malegno, Borno, a tutti i luoghi che ho imparato a conoscere insegnando in questa valle. I morti non se ne sono andati del tutto, in Vallecamonica. Restano nelle pietre, nei nomi dei prati, nelle storie che i vecchi raccontano ancora la sera. E i vivi camminano portando dentro quei sogni, senza sempre saperlo.
Il ritornello nomina la valle e la chiama a raccolta: “Vallecamonica, terra di cielo, porta la nostra voce sempre più lontano.” L’ho voluto così, diretto, perché la Vallecamonica ha bisogno di sentirsi chiamare per nome. Vive frammentata in tanti paesi, ciascuno con il suo campanile, il suo dialetto, la sua fierezza locale. Il canto non nega questa frammentazione, la raccoglie in un unico respiro corale, in cui nessuna voce prevale sulle altre e tutte cantano insieme la stessa frase.
Il momento che mi tocca di più resta questa rflessione: “Signore delle montagne, quando verrà domani, noi saremo ancora qui, con le mani dei nostri nonni e gli occhi rivolti al futuro.” L’ho scritta pensando alle mie figlie Barbara e Maria, e a tutti i ragazzi che ho davanti ogni giorno in classe. La memoria, per come la intendo, non serve a guardare indietro. Serve a camminare meglio in avanti. Le mani dei nonni non trattengono i nipoti: li accompagnano.
Il finale torna sul nome della valle, ripetuto come si ripete una parola che si ha paura di dimenticare: “Vallecamonica… Vallecamonica… la montagna canta con noi.” Ho chiuso così perché volevo che l’ultima immagine fosse quella giusta: non io che canto per la valle, ma la valle che canta con me, e con chiunque scelga di ascoltarla.
Scrivo canzoni, dossier, materiali didattici. Raramente scrivo preghiere. Questa lo è diventata da sola, mentre la scrivevo. E credo che sia l’unico modo onesto per parlare di un luogo che ci ha dato tanto: chiedergli, a voce alta, di continuare a farlo.
BUON ASCOLTO!
Questo è il testo della canzone:
Signore delle montagne, ascolta questa valle, che sale verso il cielo con la voce della gente.
Dove la neve dorme sulle cime del mattino, la luce sfiora i boschi e accende il nostro cammino.
Qui riposano i nostri padri, qui vivono i nostri sogni, tra pietre antiche e silenzi che parlano ancora a noi.
Signore delle montagne, custodisci la memoria, custodisci l’amore.
Vallecamonica, terra di cielo, porta la nostra voce sempre più lontano.
L’Oglio attraversa la valle, come una preghiera lenta, e ogni paese conserva una voce che non si arrende.
Vallecamonica, terra del cuore, tra la montagna e il cielo cammina il nostro amore.
Signore delle montagne, quando verrà domani, noi saremo ancora qui, con le mani dei nostri nonni e gli occhi rivolti al futuro.
Vallecamonica, terra del cuore, se il mondo ascolterà sentirà la nostra voce.
Vallecamonica, terra di pietra e cielo, una valle che canta, un sogno che diventa futuro.
Vallecamonica…
Vallecamonica…
La montagna canta con noi.
Signore delle montagne, ascolta il nostro canto, il canto della montagna, il canto della Vallecamonica.
Un saluto, abbraccio, dal vostro prof. Maurizio Ricci

Bellissima rispecchia perfettamente la nostra bellissima valle
RispondiEliminaDolce e delicata... Complimenti!
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