Ciao cari lettori,
Oltre quel cratere: perché Giovanni Falcone vive ancora (e la violenza ha già perso)
Ci sono date che rimangono incollate alla storia di un Paese come una cicatrice sulla pelle. Per l'Italia, una di queste date è il 23 maggio 1992.
BUON ASCOLTO!
Se provi a chiedere ai tuoi genitori, o a chiunque avesse l'età per capire in quel momento, ti diranno esattamente dove si trovavano quando il telegiornale interruppe i programmi. Alle 17:56, sull'autostrada A29 che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi dello svincolo di "Capaci" cinquecento chili di tritolo sventrarono l'asfalto.
In quel tremendo boato persero la vita il magistrato "Giovanni Falcone", sua moglie "Francesca Morvillo" (anche lei magistrato) e tre agenti della scorta: "Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro".
A prima vista, sembrò il trionfo assoluto del male. La mafia aveva schierato la violenza più brutale per lanciare un messaggio chiaro: "Qui comandiamo noi". Ma le cose non sono andate come i boss avevano previsto.
La violenza ha una caratteristica precisa: "fa un rumore d'inferno, ma non ha fiato per la maratona". È un'esplosione che distrugge tutto in un secondo, lasciando dietro di sé il vuoto. Chi usa la violenza pensa di aver vinto perché nell'immediato ottiene il silenzio, la paura, il controllo.
I mandanti della Strage di Capaci pensavano che eliminando Giovanni Falcone avrebbero eliminato il "problema". Non avevano fatto i conti con un dettaglio fondamentale che Falcone stesso aveva riassunto in una frase diventata immortale:
"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini."
Se oggi la mafia non è più quella degli anni '80 e '90 – quella che sparava in mezzo alla strada e sfidava lo Stato alla luce del sole – lo dobbiamo proprio a quel sacrificio. Dire che Falcone non è morto inutilmente non è una frase fatta da discorso istituzionale. È un dato di fatto per tre motivi precisi:
"Ha inventato il metodo moderno di lotta alla mafia": Prima di lui, la mafia era un fantasma "che non esisteva". Falcone ha capito che per sconfiggerla bisognava seguire i soldi. Ha creato il pool antimafia e ha gettato le basi giuridiche per le leggi che oggi permettono di sequestrare i beni ai mafiosi e riutilizzarli per la collettività.
Ha tolto l'alibi dell'indifferenza: Fino al 23 maggio 1992, molti potevano far finta di niente. Dopo Capaci (e la strage di Via D'Amelio, meno di due mesi dopo, in cui morì Paolo Borsellino), l'Italia si è svegliata. La società civile, a partire dai giovani e dalle scuole, ha detto "basta". I lenzuoli bianchi appesi ai balconi di Palermo sono diventati il simbolo di una rivoluzione culturale.
Ha dimostrato che la legalità è una scelta di coraggio: Falcone sapeva benissimo di essere nel mirino. Non è rimasto al suo posto per incoscienza, ma per un profondo senso del dovere e d'amore verso la propria terra. Ci ha mostrato che la paura è normale, ma è il coraggio di superarla che fa la differenza.
Oggi la mafia ha cambiato pelle. Non usa quasi più il tritolo; preferisce i clic del computer, la finanza, la corruzione silenziosa. Proprio per questo, la battaglia non è finita, ha solo cambiato scenario.
Cosa c'entriamo noi con tutto questo? C'entriamo nel momento in cui decidiamo da che parte stare nelle piccole cose di ogni giorno. La violenza e la mentalità mafiosa non si battono diventando eroi da copertina, ma rifiutando la logica del più forte nel nostro quotidiano:
1. "Rifiutando i bullismi e le prepotenze" tra i banchi di scuola o sui social.
2. "Scegliendo la strada del merito" e non quella della "raccomandazione" o della scorciatoia furba.
3. "Non girando la testa dall'altra parte" quando vediamo un'ingiustizia, pensando "non sono affari miei".
Quel cratere sull'autostrada di Capaci, trentaquattro anni fa, doveva essere la tomba della giustizia in Italia. È diventato, invece, il punto di partenza di un'onda di legalità che non si è mai fermata.
La mafia ha tolto l'aria a Giovanni Falcone, ma non è riuscita a spegnere le sue idee. E finché ci sarà qualcuno che racconterà la sua storia, finché un ragazzo deciderà di essere onesto anche quando è difficile, "quell'esplosione continuerà a perdere e Falcone continuerà a vincere".
BUON ASCOLTO!
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci
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