Ciao cari lettori,
Pinocchio non è una fiaba: è lo specchio di chi stiamo diventando
Un viaggio tra le righe di Carlo Collodi e una canzone moderna per scoprire cosa significa, oggi come ieri, diventare “ragazzi veri”.
Quante volte avete sentito dire che Le avventure di Pinocchio è “una storia per bambini”?
Se lo pensate anche voi, fermatevi un attimo.
Carlo Lorenzini, in arte Collodi, era un giornalista di Firenze che nel 1881 iniziò a scrivere a puntate la storia di un pezzo di legno. Non stava scrivendo una favola della buona notte. Stava scrivendo uno specchio che proietta passato e futuro.
Oggi, a più di un secolo di distanza, quelle pagine continuano a parlarci. Lo dimostrano anche le canzoni e le opere d’arte che nascono ancora oggi ispirate a lui, come il brano ”Il legno e la verità”, dove un giovane adulto e un bambino dialogano proprio su questo: su cosa ci insegna davvero quel burattino di legno.
Se frequentate la scuola secondaria, vi trovate esattamente nella stessa fase di trasformazione di Pinocchio: non siete più bambini, ma non siete ancora adulti.
Siete, per usare una metafora del brano, “legno” che sta prendendo la forma di qualcosa di nuovo. Ed è un percorso faticoso, pieno di errori.
Ecco quattro lezioni fondamentali che Pinocchio ha da insegnare a voi, ragazzi di oggi.
1. Il naso che cresce: le bugie hanno un peso
Pinocchio è il protagonista più imperfetto della letteratura. Si caccia nei guai, dà retta ai consigli sbagliati, e soprattutto mente. Ma la magia del naso che cresce non è una punizione divina: è una metafora geniale.
Come canta la canzone: ”Ogni bugia ci cresce davanti agli occhi”. Le bugie, i segreti, le cose non dette o le scuse inventate per giustificare un brutto voto o un errore, occupano spazio. Diventano ingombranti, visibili a tutti, e finiscono per isolarci. Pinocchio ci insegna che la verità, anche quando fa paura, è l'unica via per tornare liberi. E la cosa più bella? Come ricorda il testo, ”c’è sempre una porta aperta per ricominciare”. Anche dopo l’errore più grande.
2. La giacca di Geppetto e il valore dell’Abbecedario
C’è una delle scene più commoventi e rivoluzionarie di tutta la letteratura: l’inverno è freddo, Geppetto non ha i soldi, e si vende la sua unica giacca per comprare a Pinocchio l’abbecedario, il libro per andare a scuola.
Perché un vecchio povero si toglie il calore di dosso per un libro? Perché l’istruzione è l’unico vero strumento per smettere di essere “burattini” in balia degli altri, per non farsi raggirare dal Gatto e la Volpe di turno.
Oggi i nostri “abbecedari” sono i libri di scuola, i corsi, le opportunità che i nostri genitori o i nostri adulti di riferimento ci garantiscono, spesso facendo sacrifici silenziosi che noi diamo per scontati. Andare a scuola è il primo passo per intagliare il nostro legno grezzo.
3. Il Grillo Parlante: quella voce fastidiosa che ha ragione
A chi non dà fastidio il Grillo Parlante? Sembra il classico adulto che rompe le scatole, che ti dice cosa fare, che ti impedisce di divertirti. Pinocchio all’inizio lo ignora, e finisce nei guai.
Il Grillo è la nostra coscienza. È quella vocina interna che ti dice “non copiare”, “non trattare male quel compagno”, “studiare ti servirà”. Ignorarla è facile, ma ascoltarla è ciò che ci salva dal “ventre del Pescecane”, ovvero dai momenti bui in cui le nostre scelte sbagliate ci intrappolano.
4. La vera magia non è una fata, ma la responsabilità
Come fa Pinocchio a diventare un “ragazzo vero”?
Non è la Fata Turchina a trasformarlo con un colpo di bacchetta magica. Il finale del libro (e della canzone) è chiarissimo: Pinocchio diventa un ragazzo vero quando inizia a lavorare per curare suo padre malato, quando gli porta il latte la mattina, quando studia di sera.
Il legno non cambia quando smette di mentire; cambia quando si prende cura di qualcun altro. Diventare adulti significa passare dall’essere centro del mondo (come il burattino viziato e impulsivo) all’essere risorsa per gli altri. L’empatia, la fatica, l’amore per chi ci sta accanto: ecco la vera magia.
Ascolta il tuo Grillo
Pinocchio è trasversale perché i suoi difetti sono i nostri, e il suo desiderio di riscatto è il desiderio di ogni essere umano. Non importa quante volte finiate nel ventre del Pescecane, quante volte crediate alle promesse facili o quante bugie raccontiate per paura. Il libro che i bambini aprono da più di un secolo è lì a ricordarvi che il finale non è ancora scritto.
Come suggerisce il bambino alla fine della canzone:
”Domani lo rileggo dall’inizio e questa volta ascolto il grillo”.
Forse è arrivato il momento di farlo anche voi.
BUON ASCOLTO!
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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