GINO BARTALI

 


Ciao cari lettori,

Gino Bartali nacque il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema, piccolo borgo a sud di Firenze. Figlio di un operaio, comprò la prima bicicletta a undici anni con i propri risparmi per raggiungere la scuola a Firenze. Nel 1931 vinse la prima gara; professionista dal 1935, conquistò tre Giri d'Italia e due Tour de France (1938 e 1948). La rivalità con Fausto Coppi è entrata nella leggenda. Nel 1938 non dedicò la vittoria al Tour a Mussolini — ringraziò la Madonna — e tornò in Italia senza onori dal regime.

Dopo l'8 settembre 1943, con Firenze sotto occupazione tedesca, il cardinale Elia Dalla Costa lo contattò chiedendogli di far parte di una rete clandestina organizzata insieme al rabbino Nathan Cassuto. Bartali trasportò per mesi, nascosti nel telaio della bicicletta (canna, manubrio, reggisella), fotografie vere e documenti falsi stampati dal tipografo Trento Brizi ad Assisi, con la copertura degli allenamenti. Padre Rufino Niccacci del Convento di San Damiano coordinava la rete.

Arrestato e interrogato per 48 ore, non rivelò nulla. Nascose nella propria cantina di via del Bandino a Firenze l'intera famiglia Goldenberg. Giorgio Goldenberg, sopravvissuto e testimone, dichiarò: "Gino e Armandino sono due eroi della Resistenza, devo loro la vita." Ai posti di blocco non lasciava mai toccare la bicicletta: "È regolata su misura, ogni pezzo è a modo suo."

Stime documentate: circa 800 ebrei salvati tra Toscana e Umbria. Non raccontò mai nulla in pubblico, nemmeno alla moglie Adriana. Morì il 5 maggio 2000. Nel 2006 il presidente Ciampi gli conferì la medaglia d'oro al valor civile (postuma). Il 23 settembre 2013 lo Yad Vashem lo dichiarò Giusto tra le Nazioni.

La sua frase più celebre: "Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca."


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 

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