LA SCUOLA DI ATENE DI RAFFAELLO SANZIO

 


Ciao cari lettori,

La Scuola di Atene si trova nella Stanza della Segnatura, nei Palazzi Apostolici della Città del Vaticano, dove oggi fa parte del percorso delle Stanze di Raffaello dei Musei Vaticani. Giulio II (Giuliano della Rovere, papa dal 1503 al 1513) chiamò a Roma Raffaello Sanzio (Urbino 1483, Roma 1520) per decorare i suoi appartamenti, e il pittore dipinse l'affresco tra il 1509 e il 1511. La parete misura circa cinque metri di altezza e sette metri e settanta di base.

La stanza ospitò la biblioteca privata del papa e prese il nome dal tribunale della Segnatura Apostolica, che vi si riunì in seguito. Le quattro pareti rappresentano le quattro facoltà del sapere: la Teologia nella Disputa del Sacramento, la Filosofia nella Scuola di Atene, la Poesia nel Parnaso e la Giurisprudenza nella parete delle Virtù. La lettura tradizionale vi riconosce tre ideali, il Vero, il Bene e il Bello. Il titolo con cui conosciamo l'affresco si è fissato nei secoli successivi. Sulla volta, sopra la parete, la figura che personifica la Filosofia porta l'iscrizione Causarum cognitio, la conoscenza delle cause.

Al centro della scena Platone e Aristotele scendono i gradini fianco a fianco. Platone alza il dito verso il cielo e tiene il Timeo. Aristotele stende la mano sopra la terra e tiene l'Etica. Il punto di fuga della prospettiva cade tra i due. A sinistra Pitagora scrive e un ragazzo gli mostra una tavola con i rapporti armonici, l'ottava, la quinta e la quarta, mentre nella nicchia sopra di lui la statua di Apollo regge la lira. Nella nicchia di destra sta Atena. In primo piano Eraclito appoggia il gomito su un blocco di marmo, Diogene è disteso sui gradini, Euclide si piega con il compasso tra i giovani, Tolomeo e Zoroastro reggono il globo terrestre e la sfera celeste. All'estremità destra un giovane con il berretto nero guarda verso chi osserva: la tradizione vi riconosce l'autoritratto di Raffaello.

Precisazione sulle identificazioni

Molti nomi appartengono alla tradizione e non a un documento di Raffaello. Platone ha i tratti attribuiti a Leonardo, Eraclito quelli di Michelangelo, Euclide quelli di Bramante, e per la figura con il compasso alcuni studiosi hanno proposto Archimede. Il testo della canzone cita che la tradizione ha dato a Eraclito il volto di Michelangelo e lascia fuori le attribuzioni più incerte, come la figura femminile in bianco accanto a Pitagora che alcuni chiamano Ipazia.


Rispetto del luogo

Il Vaticano custodisce questa stanza con regole di visita precise, questo brano si rivolge all'affresco con la stessa misura. Il testo evita l'ironia sui personaggi. La Disputa del Sacramento compare nel ponte del brano come parete che fronteggia la Scuola di Atene, e la fede e la ragione ricevono lo stesso peso. L'arrangiamento usa archi, arpa, legni, ottoni, timpani e coro, senza batteria elettronica né sintetizzatori. Il registro resta solenne e caldo dall'introduzione all'ultima nota.

BUON ASCOLTO!


Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci 


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