Ciao cari lettori,
Benvenuti nella rubrica dedicata alla scoperta delle parole che usiamo ogni giorno senza capirne davvero il significato profondo!
Oggi ci immergiamo in una parola fondamentale per la nostra esistenza: “CONÓSCERE”.
Le radici antiche: un verbo che unisce
La parola “conoscere” ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Deriva dal latino ”cognoscere”, un verbo composto che racchiude in sé un significato ricchissimo. Analizzandone la struttura, scopriamo che è formato da due elementi fondamentali: il prefisso ”co-“ (variante di “con-“) che significa “assieme, con”, e ”noscĕre” che significa propriamente “conoscere”.
La magia del prefisso “co-“
Questa particella “co-“ non è un semplice accessorio grammaticale. Essa trasforma radicalmente il significato del verbo: conoscere non è un’azione solitaria, ma un’esperienza che avviene “insieme”, in comunione con qualcosa o qualcuno. È come se i nostri antenati latini avessero voluto dirci che la vera conoscenza nasce sempre da un incontro, da una relazione che si costruisce.
Il legame con la tradizione greca
Alcuni studiosi ricollegano l’elemento “-noscere” al greco ”gnosi”, che significa proprio “conoscenza”. Questo collegamento ci apre una prospettiva affascinante: la parola “conoscere” unisce le due grandi tradizioni culturali dell’Occidente, quella latina e quella greca, in un unico concetto che attraversa i millenni.
L’evoluzione semantica: da “imparare a riconoscere” a “sapere”
Nel latino classico, “cognoscere” aveva un significato più specifico: indicava l’azione di ”imparare a conoscere”, di ”venire a sapere” qualcosa attraverso un processo attivo. Non era semplicemente possedere informazioni, ma un percorso di avvicinamento, di scoperta graduale. Nel corso dei secoli, il significato si è ampliato fino a includere tutte le forme di sapere, di esperienza diretta e di familiarità con persone, cose, concetti.
La conoscenza come esperienza condivisa
La struttura etimologica ci rivela un aspetto spesso trascurato: conoscere non è mai un’azione puramente individuale. Quel “co-“ iniziale ci ricorda che ogni atto di conoscenza implica una “relazione”, un dialogo tra chi conosce e ciò che viene conosciuto. Quando diciamo “conosco questa persona” o “conosco questo argomento”, stiamo implicitamente ammettendo di aver costruito un ponte, di aver stabilito un legame.
Riflessione per il nostro tempo
In un’epoca in cui parliamo di “conoscenza digitale”, di “conoscenza condivisa” e di “conoscenza globale”, recuperare l’etimologia di questa parola diventa particolarmente significativo. Ci ricorda che la vera conoscenza non è mai sterile accumulazione di dati, ma un processo vivo, relazionale, che richiede tempo, pazienza e soprattutto la capacità di mettersi “in relazione” con l’altro.
La prossima volta che userete la parola “conoscere”, ricordatevi di quel piccolo ma potentissimo “co-“ che la apre: conoscere è sempre conoscere “con”, insieme, in comunione con qualcosa che merita di essere incontrato e compreso.
Un saluto dal vostro prof. Maurizio Ricci

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